venerdì 5 aprile 2013

può il biologico alimentare il mondo?????

Fino a poco tempo fa ci è stato detto che l'agricoltura tradizionale, cioè con l'impiego di fertilizzanti e altre sostanze chimiche, era l'unica soluzione per poter produrre cibo a sufficienza per tutti, cosa che l'agricoltura biologica non avrebbe potuto fare.
Finalmente un recente studio del Rodale Institute durato oltre 30 anni ha dimostrato che i sistemi di agricoltura biologica producono rendimenti più elevati rispetto a quelli OGM ed ai sistemi di coltivazione convenzionali non-OGM. L’agricoltura biologica è anche completamente auto-rinnovabile e sostenibile, come il compostaggio, il letame ed altri metodi biologici di concimazione naturale per l’arricchimento del terreno ed eliminando la necessità dei pesticidi ed erbicidi tossici.

Non dimentichiamo, poi, l'enorme spreco di cibo che viene fatto nei paesi "sviluppati" e le malattie dovute all'eccessivo consumo di alimenti come già scritto in un precedente post.
http://noisiamociochemangiamo.blogspot.it/2012/06/cosa-ce-di-sbagliato.html

Barry Estabrook, una delle figure principali delle politiche alimentari, sostiene che il cibo biologico non solo può nutrire il mondo, ma è anche “l’unica speranza che abbiamo per farlo”. Estabrook fa notare che l’agricoltura industriale sta rapidamente impoverendo la terra e creando problemi ambientali, mentre l’agricoltura biologica è rigenerativa; ciò significa che addirittura migliora la qualità della terra, fa risparmiare i contadini (essendo priva di fertilizzanti e pesticidi), richiede meno input e meno energia e può contribuire a mitigare le emissioni globali di CO2.
Inoltre, se l’agricoltura industriale non fosse così fortemente sovvenzionata, i prodotti biologici sarebbero molto più economici. Non esiste nessuna prova scientifica che dimostri che l’agricoltura biologica non possa nutrire il mondo, dice Estabrook. Cita un documento della British Soil Association [EN] che ha scoperto che dei 98 studi sull’agricoltura biologica condotti tra il 1998 e il 2007, ogni singolo studio ha evidenziato che il cibo biologico può nutrire il mondo.

Inoltre, anche la FAO dichiara: l'agricoltura biologica puo' sfamare il pianeta (7 Marzo 2001).

venerdì 15 marzo 2013

qualità degli alimenti importati

Alimenti importati, residui cinque volte superiori

Sicurezza alimentare: rapporto Efsa controlli nelle derrate alimentari nel 2010. Primato dell'Italia: 0,3% di irregolarità

I risultati dei controlli dei residui di agrofarmaci effettuati in 29 Paesi europei  su 77.000 campioni di circa 500 tipi diversi di derrate alimentari, fresche e trasformate, hanno evidenziato un tranquillizzante 1,6% di campioni contenenti livelli superiori ai limiti di legge.
Secondo i dati dell'Efsa un prodotto su due in Europa è privo di residui, a fronte di un 98,4% con residui entro i limiti, e la percentuale arriva a 99,7% per l’Italia.

Italia nell'eccellenza
Come ricordato in un comunicato stampa di Agrofarma, la principale associazione di produttori di agrofarmaci, l'Italia detiene il primato di sicurezza alimentare, con un limitatissimo 0,3% di campioni con livelli di residui superiori ai limiti legali e un sonante 64,2% di campioni di ortofrutticoli del tutto privi di residui, come dettagliato nel Rapporto ufficiale Fitofarmaci del Ministero della Salute, pubblicato sul relativo portale.

Risultati

I programmi nazionali di monitoraggio hanno riscontrato che il 97,2% dei campioni conteneva residui entro i limiti legalmente ammessi in Europa, noti come Livelli massimi di residui (Lmr). I più bassi tassi di sforamento sono stati riscontrati negli alimenti di origine animale, con lo 0,1% di campioni sopra i limiti consentiti.
I tassi di eccedenza negli alimenti importati nell’Ue, in Norvegia e in Islanda erano oltre cinque volte più alti rispetto a quelli degli alimenti originari di queste nazioni: il 7,9% rispetto all’1,5%.
L’analisi di 3.571 campioni di alimenti biologici ha mostrato una percentuale di eccedenza dello 0,8 %.

I risultati del programma coordinato dall’UE[3] per il 2010 hanno evidenziato che il 98,4% dei campioni analizzati era in linea con i limiti ammissibili. I tassi di eccedenza dei LMR sono rimasti ampiamente stabili negli ultimi quattro anni – con una percentuale dei campioni oltre i limiti legali che oscilla tra il 2,3 % nel 2007 e l’1,2 % nel 2009. La relazione 2010 ha riscontrato che gli alimenti con la più alta percentuale di campioni oltre i LMR erano l’avena (5,3 %), la lattuga (3,4 %), le fragole (2,8 %) e le pesche (1,8 %).


La sommatoria dei residui resta un'incognita, anche se negli Usa è applicata da tempo


L'argomento non è comunque nuovo: l'Epa americana ha pubblicato ancora all'inizio del 2002 (prima che l'Efsa fosse istituita) una linea guida sulla valutazione cumulativa del rischio dell'esposizione contemporanea a diversi tipi di agrofarmaci.
Il pragmatismo americano ha comunque consentito l'identificazione di 5 gruppi di sostanze con differenti meccanismi di tossicità: Fosforganici (es. clorpirifos, fosmet, dimetoato, malathion), N-metil carbammati (es. metomil, oxamyl, pirimicarb), Triazine (es. atrazina, simazina, propazina, non più autorizzate in Europa, dove è rimasta la sola terbutilazina), Cloroacetanilidi (es. alaclor e acetoclor, non più autorizzati in Europa, dove è rimasto solo il metolachlor, che peraltro non sembra condividere lo stesso meccanismo d'azione dei primi due), Piretrine/Piretroidi (innumerevoli sostanze, la valutazione cumulativa è ancora in corso).

mercoledì 20 febbraio 2013

prodotto a co2=0

vedo da alcuni giorni la pubblicità in televisione di un noto marchio di riso italiano che si vanta di produrre a co2=0

estratto dal loro sito:

<<Oggi, la passione per il nostro lavoro ci ha portato ad essere un polo produttivo di assoluta eccellenza europea nella condivisione dei valori connessi ad una costante crescita qualitativa e tecnica che sia anche ecologicamente sostenibile.
Prodotto nella riseria XXXXX a Valle Lomellina, certificata ISO 14064, XXXXXXXXX è il primo in Europa frutto di un processo a Bilancio CO2=ZERO, dove le emissioni di gas serra da consumo energetico sono pienamente compensate dal beneficio ottenuto grazie alla produzione di energia da fonti rinnovabili, facendo propri i valori dei trattati di Durvban e Kyoto. >>

Ora io mi chiedo: è lecito dire che produco a CO2=0 se in realtà ogni attività che impiega combustibili fossili produce co2 e poi "lo metto a bilancio" con quello che produco con un qualsiasi pannello fotovoltaico sul tetto del mio capannone o con un impianto a biomasse?

chi ne sa più di me (che non so niente!) è libero di commentare.

lunedì 18 febbraio 2013

il cibo-spazzatura non danneggia soltanto il fisico

Una ricerca universitaria ha dimostrato che tra i consumatori abituali di fast food e cibi-spazzatura vi è una più alta diffusione di sindromi depressive.

sembra difficile trovare il collegamento tra le due cose.

Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation dimostra che consumare cibi spazzatura altera alcune funzioni del cervello che porta a mangiarne sempre di più. Sono danni diretti all'Ipotalamo che è responsabile della sensazione di fame o sazietà. Quindi chi ne mangia regolarmente ne mangerà sempre di più con tutte le conseguenze di cui abbiamo già parlato nei post precedenti.

lunedì 4 febbraio 2013

...problemi "da uomini"






Nessuno di noi se ne preoccupa fino a quando arrivati ad una certa età, complici alcune brutte abitudini, i problemi di "virilità" iniziano a farsi vedere!.

ritengo superfluo spiegare cosa sia la disfunzione erettile, se non lo sapete (e auguro a tutti noi di non saperlo mai) basta un click sul link.

tra le cause FISICHE riconosciute ci sono le seguenti

Cause fisiche della disfunzione erettile

Nella maggior parte dei casi la disfunzione erettile è causata da qualcosa di fisico. Cause comuni includono:
  • Patologie cardiache,
  • Vasi sanguigni intasati (aterosclerosi),
  • Pressione alta,
  • Diabete,
  • Obesità,
  • Sindrome metabolica, una condizione che comprende aumentata pressione sanguigna, alti livelli di insulina, grasso corporeo intorno alla vita e colesterolo alto,
  • Morbo di Parkinson,
  • Sclerosi Multipla,
  • Testosterone basso,
  • Malattia di Peyronie con sviluppo di tessuto cicatriziale nel pene,
  • Alcuni farmaci,
  • Uso di tabacco,
  • Alcolismo e altre forme di abuso di sostanze,
  • Trattamenti per il cancro alla prostata o per ingrandimento della prostata,
  • Interventi chirurgici o lesioni che colpiscono l’area pelvica od il midollo spinale.



Delle 15 cause riportate 6 sono una diretta conseguenza dell'alimentazione sbagliata e altre 3 sono legate a "brutte" abitudini.

ciò significa che 9 cause su 15 dipendono solo ed esclusivamente da ciò che noi uomini facciamo per noi stessi.



avere cura di noi stessi ci permetterà di godere di alcuni piaceri della vita più a lungo possibile!

mercoledì 30 gennaio 2013

il sacchetto di plastica nel forno

....è da un po' di tempo che, ogni volta che vedo in tv la pubblicità del pollo che cuoce in forno in un bel sacchetto di plastica, mi chiedo se questa tecnica sia veramente sicura.



il mio scetticismo mi porta a pensare che la plastica a 200 gradi, per quanto resistente sia, possa "insaporire" il famoso pollo.
non ho fatto molte ricerche per sapere cosa gli esperti sostengono, ho visto che Altroconsumo li ha dichiarati sicuri per la salute degli alimenti e di chi li consuma, mentre Il Salvagente in una vecchia ricerca diceva che non sempre lo erano e che, in determinate circostanze potevano rilasciare alcune sostanze nei cibi che vi stanno dentro.

mi sembra di capire, che con questa tecnica, si evita di sporcare la teglia, il forno e di "insaporire" i cibi già conditi che vi stanno dentro.

Quindi, per queste utilità, inquiniamo di più producendo più plastica, mangiamo alimenti contaminati da chissà cosa rischiando la nostra salute e dobbiamo accettare i condimenti di dubbia qualità che vi stanno all'interno.

ne vale veramente la pena?????

chiunque ne sappia di più sull'argomento ci dia maggiori dettagli.

giovedì 4 ottobre 2012

perchè costa tanto mangiare....



Cera una volta l'agricoltura tradizionale.... e oggi ?
Tanti anni fa...
 (neanche tantissimi, visto che nel sud Italia era così fino a circa 30/40 anni fa) gli acquisti alimentari, e il rapporto tra produttore e consumatore era diretto o quasi, mi spiego:
vi era un agricoltore che produceva le varietà stagionali in base al territorio in cui era localizzato (oggi le chiamiamo Tipicità) e, generalmente, al mattino si recava al mercato dove la massaia acquistava i suoi prodotti e li impiegava in cucina.
Ne deriva un rapporto diretto e di fiducia tra l'inizio e la fine di tutta la filiera.
Inoltre, il valore era equamente diviso tra i due, di conseguenza il contadino era ben remunerato per il suo lavoro e il consumatore pagava effettivamente per quello che portava a casa.

Oggi..
è complesso ma voglio analizzare la filiera in tutte le sue parti, e, sicuramente ne dimenticherò qualcuna:
  • Produzione agricola
    • Imprenditore agroalimentare (produttore)
    • fornitore di sementi e piantine
    • fornitori di fertilizzanti e additivi
    • trasporti
    • manodopera interna ed esterna
    • fornitori di servizi (contoterzisti per lavorazione terreni ecc)
    • consulenti
    • agenti di vendita
  • Commercializzazione
    • Grossista
    • trasportatori
    • packaging
    • agenti e commerciali
    • dipendenti
    • servizi
  • Dettaglio
    • grande distribuzione
      • piattaforme logistiche e di stoccaggio
      • servizi di marketing e promozione
      • dipendenti
      • altri costi variabili accessori
    • negozi specializzati
  • Cliente
Ho così riassunto una filiera che aggiunge costi e margini ad ogni singolo passaggio e sapete chi paga tutti questi costi?????
...immagino che tutti abbiano risposto: il cliente finale che fa la spesa.

se torniamo indietro, e non parliamo del paleolitico ma sempre di 3 o 4 decenni fa, l'agricoltore produceva da se le proprie sementi ottenute dal raccolto dell'anno precedente, si lavorava in famiglia, quindi l'impiego di manodopera o servizi esterni era limitato, il packaging non esisteva, o almeno non come lo conosciamo oggi, la plastica era quasi sconosciuta, i fertilizzanti erano per pochi, in quanto costosi, e tutti usavano il letame prodotto dai propri animali.

la carne aveva lo stesso percorso o quasi:
un allevatore vendeva le proprie bestie ad un macellaio che andava a prenderle da se e poi la carne veniva venduta direttamente in macelleria.

potrei andare avanti per ore ma mi fermo qua.

è solo un modo per riflettere sul moderno mercato alimentare che ha portato i seguenti risultati:
  • Impoverimento dei produttori
  • impoverimento dei consumatori
  • inquinamento dell'ambiente
  • malattie derivanti da un'alimentazione di scarsa qualità
per non parlare dei risultati psicologici, per i quali non voglio entrare nel merito essendo un profano di tali scienze, ma riflettendo noto che:
  • lavorare in agricoltura è stato classificato come degradante, poco appagante e poco remunerativo
  • abbandono dei terreni e scarso ricambio generazionale
  • perdita dell'identità alimentare e territoriale a favore della globalizzazione dei consumi.
Oggi vedo che molti giovani ambiscono (purtroppo per necessità) ad un posto di lavoro in un call center sotto le luci al neon con le cuffie a disturbare clienti che stanno pacificamente a casa loro, cercando di vendere loro servizi o prodotti di cui spesso non hanno bisogno guadagnando da 0 a 450 euro al mese.
I braccianti agricoli (ormai quasi tutti stranieri) che stanno all'aria aperta e lavorano dalle 7 alle 15 guadagnano dai 35 ai 50 euro (parlo dell'area della Calabria centro settentrionale) al giorno che moltiplicato 20gg fa uno stipendio che va da 700 a 1000 euro al mese.

evviva l'era moderna!!!

http://www.federalimentare.it/Documenti/RicercaNomismaFilieraAgroalimentare.pdf