mercoledì 30 settembre 2015

Latte crudo o latte fresco?

Da qualche tempo si è nota la comparsa nelle città e nei comuni di piccole capannine nelle quali si può acquistare del latte sfuso. Ci si porta, da casa, la bottiglia (accuratamente pulita), o si compra al distributore una bottiglia che potrà essere riutilizzata. Si inseriscono le monete nella macchina , si riempie la bottiglia e dopo la si beve o la si porta a casa e i latte si può conservare per 3-4 giorni in frigo.
Questo strano fenomeno, dopo aver avuto un discreto successo oltreoceano, da un paio di anni è cominciato anche nel nostro paese e ora sta prendendo piede:
è la vendita del latte crudo al distributore, soprannominato da molti “il latte alla spina”.
E’ doveroso precisare che da questi distributori si ottiene del latte fresco, nel senso che è stato munto da poche ore.
Questo latte è “crudo”, cioè non ha subito trattamenti termici e viene venduto sfuso, è diverso dal latte “fresco” che si trova, già confezionato e sigillato, in commercio nei supermercati e nei negozi.
Questo ultimo ha subito un processo di pastorizzazione.

Differenze tra latte crudo e latte fresco

Il Latte Crudo

il latte “crudo” dei distributori è latte munto da poco tempo e comunque meno di 24 ore; proveniente da allevamenti, di qualità, accuratamente controllati dal punto di vista igienico e sanitario dalla competente Ausl: il latte viene solamente filtratorefrigerato rapidamente a una temperatura compresa fra 0 e 4° e conservato a questa temperatura.
I distributori di latte, anch’essi controllati dall’Ausl, vengono gestiti direttamente dall’azienda che produce il latte o da forme associate di produttori.
Si tratta di una forma di vendita diretta.

Il Latte Fresco

Il latte “fresco” può avere più di 24 ore dalla mungitura, subisce un trattamento termico industriale a una temperatura relativamente bassa, ma sufficiente a uccidere gli eventuali germi patogeni.
La distanza dal luogo di produzione e la catena commerciale possono essere molto lunghe.
Per intenderci meglio sulle differenze:
Tra questi due tipi di latte vi sono delle differenze anche dal punto di vista organolettico e della composizione. Il trattamento termico di pastorizzazione che da un lato distrugge gli eventuali microorganismi potenzialmente patogeni, dall’altro però abbassa il valore nutrizionale del latte distruggendo vitamine e degradando proteine.
In Particolare:
Il latte crudo
    contiene una flora batterica benefica,.vitamine, Enzimi come la fosfatasi, lisozima , proteine, grassi e sali minerali.
Il latte fresco
    a causa del processo termico di pastorizzazione modifica le sue caratteristiche in particolare ha una carica batterica molto bassa; i grassi sono più digeribili rispetto al latte crudo però di contro le vitamine presenti all’ origine sono in parte degradate, le proteine sono per circa il 40% denaturate e la caseina è meno digeribile.Alcuni enzimi come la fosfatasi vengono inattivati e molti sali minerali, in particolare di calcio e fosforo, assumono forme poco solubili e quindi assimilabili con difficoltà dall’ organismo umano.
    E’ evidente che si tratta di due prodotti diversi, ma che si sono trovati a essere contrapposti perché ci sono di mezzo gli interessi economici di due categorie:
    l’industria del latte e gli allevatori.

    I vantaggi della vendita diretta del latte

    La vendita diretta del latte ha una duplice convenienza economica in quanto assicura benefici sia ai produttori che ai consumatori. Il consumatore paga mediamente il 30% in meno che al negozio e al produttore viene riconosciuto un compenso almeno doppio rispetto al vendere il latte all’industria.
    Il maggior margine operativo sul venduto riconosciuto agli allevatori può contribuire a ridurre la ricerca dell’economia di scala per ridurre i costi di produzioni, con un conseguente, molto probabile decadimento della qualità del latte. La maggior parte dei distributori è ubicata al Nord Italia ma il fenomeno sta crescendo anche nel resto del paese.
    Una diatriba molto diffusa è quella sulla necessità della bollitura del latte crudo. La bollitura fa decadere le qualità nutritive più della pastorizzazione e paradossalmente la conservazione in frigorifero del latte bollito è meno sicura di quella del latte crudo.
    L’ ausl, oltre agli allevamenti, controlla spesso i distributori, il latte è di elevata qualità e può essere consumato così come prelevato, ma vanno seguite delle basilari norme di igiene, in particolare, la bottiglia vuota per il latte deve essere accuratamente pulita, meglio se sterilizzata, e deve essere rispettata la catena del freddo.
    Articolo scritto da Aldo Nardini di Agri.Bio Emilia Romagna .

lunedì 24 agosto 2015

Gli effetti del Biologico

“The organic effect”: ecco gli effetti del cibo biologico sul nostro organismo


Sin dagli anni ’80 Coop Svezia è stata pioniera per il biologico, aiutando gli agricoltori a passare alla coltivazione bio, favorendo l’accessibilità del cibo biologico per i consumatori e incitando la politica a favorire sempre di più la produzione di cibo biologico.
Lo studio ha preso come campione una famiglia composta da cinque persone, chiedendo ai diversi membri di cambiare la propria dieta e mangiare per due settimane, solo cibi bio. “Non compriamo mai prodotti biologici, perché costano di più e noi siamo una famiglia numerosa” ha spiegato la madre, Anette Palmbergs.
Le analisi delle urine fatte prima dell’esperimento rivelano, in tutti i membri della famiglia, la presenza di sostanze chimiche, in particolare, insetticidi, funghicidi e sostanze utilizzate per regolare la crescita delle piante. Dopo appena due settimane di dieta strettamente biologica, ripetendo lo stesso esame, i livelli di sostanze nelle urine diminuiscono notevolmente.
“Vogliamo – spiegano i responsabili di Coop Svezia – che la gente capisca perchè vale la pena di mangiare biologico, fa bene alla salute e all’ambiente. Lo studio ha dimostrato che mangiare cibo bio può riduorre i livelli di pesticidi nel corpo.
Quando la famiglia selezionata ha cambiato alimentazione, i livelli di pesticidi e il loro numero si sono ridotti, come risulta dai campioni biologici. Speriamo che questo studio e questo filmato possano incoraggiare la discussione e il confronto sui benefici del cibo biologico”.

Fonte: Informasalus
Tratto da: Morasta

giovedì 6 agosto 2015

Tutti i benefici del pomodoro




Pasta al sugo un po' più spesso, e insalata di pomodori anche tutti i giorni: aumentare il consumo di pomodori nella dieta non può che far bene alla salute, spiegano i ricercatori del National Center for Food Safety & Technology dell'Illinois Institute of Technology.

Calorie dei pomodori
I pomodori sono un frutto ricco d'acqua, vitamine e sali minerali, ma povero di calorie. Anche chi segue una dieta con restrizione calorica di solito può consumare pomodori senza problemi, dato che 100 grammi di pomodori freschiapportano soltanto 18 calorie. Approfittiamo dei pomodori feschi quando sono di stagione per arricchire la nostra alimentazione con questi preziosi ortaggi.
1) Benefici per il cuore
Il consumo di pomodori è correlato ad una diminuzione del rischio di incorrere in patologie cardiache pari al 29%. Il pomodoro, a patto che sia di provenienza biologica, è considerato come un vero e proprio farmaco naturale adatto per la prevenzione delle malattie che interessano il cuore, e non solo.
2) Contenuto di vitamina C
I pomodori sono ricchi di vitamina C, un elemento ritenuto fondamentale nel corretto funzionamento del nostro sistema immunitario, che il nostro organismo dovrebbe dunque assumere quotidianamente al fine di proteggersi dalle malattie. L'OMS indica che la quantità di vitamina C da assumere giornalmente debba essere pari a 45 mg. 100 gr di pomodori maturi ne contengono 25 mg, mentre 100 gr di conserva di pomodoro ne contiene 43 mg. (Fonte)
3) Contenuto di licopene
Il licopene, potente antiossidante, è considerato un alimento altamente protettivo per il nostro organismo nei confronti delle malattie degenerative legate ai processi di invecchiamento. Il licopene ci protegge da danni genetici e dalle conseguenti malattie. Il contenuto di licopene nei pomodori e pari a11mg/100 g nella polpa ed a 54 mg/100 g nella buccia. (Fonte )
4) Proprietà anticancro
I nutrienti fondamentali contenuti nei pomodori, compreso il sopraccitato licopene, conferiscono ad essi delle comprovate proprietà preventive nei confronti del cancro, con particolare riferimento ai tumori che colpiscono il colon e la prostata.
5) Proprietà dimagranti
Il consumo dei pomodori può essere considerato adatto a tutti coloro che necessitino di intraprendere una dieta dimagrante. Pare infatti che essi contribuiscano ad aiutare l'organismo nella perdita di peso. Ciò avverrebbe poiché i pomodori sarebbero in grado di stimolare la produzione dell'aminoacido carnicina, utilizzato dall'organismo per trasformare i lipidi in energia.
6) Prevenzione dell'osteoporosi
A parere di alcuni esperti una carenza di licopene nel periodo della menopausasarebbe in grado di favorire la comparsa dell'osteoporosi. E' bene dunque consumare alimenti ricchi di licopene ad ogni età a scopo preventivo (salvo particolari controindicazioni individuali). Oltre che nei pomodori, il licopene è contenuto in alimenti come angurie, cachi e pompelmi.
7) Controllo del colesterolo
I pomodori sono considerati come alimenti in grado di aiutare l'organismo a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue. Il loro consumo è dunque ritenuto adatto per coloro che abbiano questa necessità. Altri alimenti in grado di contribuire all'abbassamento del colesterolo sono l'avena e gli spinaci.
8) Protezione della vista
I pomodori sono benefici per gli occhi e per la vista, che sono in grado di proteggere per via del loro contenuto di betacarotene e luteina, in grado di ripararli dalle malattie degenerative. Broccoli, melanzane, zucche e zucchine sono altri alimenti particolarmente consigliati per la protezione degli occhi e delle capacità visive.
9) Proprietà digestive
I pomodori sono in grado di favorire il buon funzionamento dell'intestino per via del loro contenuto di fibre vegetali, come l'emicellulosa e la cellulosa, che sono particolarmente presenti nella sua buccia. Per questo il consumo di pomodori viene spesso consigliato a coloro che soffrono di stitichezza e intestino pigro.
10) Proprietà diuretiche
Per via del suo elevato contenuto di acqua, il pomodoro è in grado di stimolare la diuresi soprattutto se è consumato fresco e crudo, senza l'aggiunta di sale. Altri alimenti tipici dell'estate in grado di favorire la purificazione dell'organismo tramite l'eliminazione dei liquidi in eccesso sono angurie, meloni e cetrioli.



Fonte
http://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/8374-pomodori-calorie-benefici

mercoledì 2 aprile 2014

martedì 11 giugno 2013

prodotti locali VS import

L'Italia resta uno dei maggiori produttori alimentari al mondo, specialmente se si mette in relazione la disponibilità di aree coltivabili sul totale del territorio nazionale.

nonostante ciò si assiste ad un fenomeno che definirei assurdo: importiamo da altri paesi anche quei prodotti che abbiamo sempre prodotto.

quindi, esportiamo le nostre produzioni e consumiamo gli stessi prodotti provenienti dall'ìestero....
perchè avviene tutto ciò?

curiosando in internet mi sono imbattuto in questo articolo:


LA NOSTRA SPESA: UN PARADISO ARTIFICIALE
IN UN DESERTO ALIMENTARE?
di Ugo Biggeri e Giampietro Degli Innocenti
In Tempi Moderni, uno dei capolavori di Charlie Chaplin, una scena memorabile è quella del sogno di opulenza dei due vagabondi. Seduti affamati sul bordo di una strada sognano una casa in cui i frutti esotici (l'uva) si trovano a portata di mano fuori dalla finestra e la mucca viene a servire il latte sulla porta di casa senza bisogno di essere munta; insomma un vero paradiso. La scena risulta comica in quanto lo spettatore sa che la realtà è ben diversa e conosce come la frutta arriva alla tavola o come si mungono le mucche. Oggi però stiamo assistendo a qualcosa di simile al sogno rappresentato da Chaplin che ci coinvolge a livello collettivo. Il legame tra i nostri acquisti (non solo quelli alimentari) e la realtà è fortemente mediato se non del tutto sostituito da sovrastrutture pubblicitarie, commerciali e distributive che stanno cambiando il vissuto culturale e percezione di ciò che sta dietro i nostri acquisti. Di fatto aumenta continuamente la distanza culturale tra la vita quotidiana delle persone e l'origine dei prodotti naturali Alcune indagini svolte negli Usa ed in Italia hanno mostrato come sia diffusa una conoscenza molto approssimativa dell'origine del cibo quotidiano al punto che alcuni bambini abitanti nelle grandi città non sono in grado di disegnare un pollo vivo (lo disegnano spennato) o non abbiano chiaro da dove viene la bibita chiamata latte che bevono tutte le mattine. Ma forse ancora più preoccupante è il fatto che donne e uomini anche sopra i 50 anni, e quindi con una certa esperienza, si trovino a far la spesa e spendere più che nel passato semplicemente comprando più o meno quello che si trova sempre al supermercato sotto casa: zucchine, pomodori, insalate, carciofi. Il Paradiso artificiale del supermercato ci fa dimenticare il fatto banale che esistono le stagioni, per cui nella nostra regione o anche nel nostro paese frutta e verdura crescono naturalmente solo in alcuni periodi dell'anno. Se li troviamo fuori stagione possiamo essere sicuri di alcuni fatti:
1. provengono da molto lontano o sono stati coltivati in modo non naturale (serre riscaldate, chimica, ogm)
2. racchiudono un notevole costo energetico
3. ovviamente costano di più al nostro portafoglio!!
Se questo accade per i prodotti freschi, ovviamente la situazione diventa sempre più complessa per i prodotti trasformati o conservati. Nel Paese del pomodoro uno studio della Coldiretti a metà 2004 mostrava che l'importazione dalla Cina di pomodori preparati o conservati è risultata pari a oltre 71.000 tonnellate per un valore di 31 milioni di Euro nel primo trimestre dell'anno (2004): ciò corrisponde ad un aumento, in quantità, del 17% sull'anno precedente raggiungendo un livello quantitativo mai fatto segnare prima e conferendo alla Cina il ruolo di primo Paese fornitore dell'Italia di trasformati di pomodoro. Analizzando i dati che si trovano sull'annuario statistico Istat 2004 (dati 2003) e sull'annuario 2003 dell'Istituto per il Commercio Estero (dati 2002), in effetti si possono mostrare alcune cose interessanti. L'Italia rimane un paese con una elevata produzione agricola, ma negli ultimi anni la tendenza è stata quella di importare più derrate alimentari di quante ne esporta: riprendendo l'esempio dei pomodori (per i quali il saldo è ancora positivo) tra il 2002 ed il 2003 le importazioni sono cresciute da 58 ad 85 migliaia di tonnellate e le esportazioni sono calate da 127 a 104 migliaia di tonnellate. Su molti altri prodotti tipici dei nostri campi invece il saldo è negativo: patate, cipolle, agli; per i peperoni ne importiamo ben 59.000 tonnellate mentre ne esportiamo solo 9000.
Addirittura importiamo dall'Olanda il doppio della frutta e verdura che esportiamo in quel Paese: pur essendo quantità minime rispetto alla produzione nazionale, questo è un chiaro indicatore di un effetto distorsivo del mercato rispetto al buon senso che ci suggerisce la natura. Infine, per tutta una serie di beni alimentari la produzione nazionale (in percentuale sul totale nell'elenco successivo) non è in grado di soddisfare i consumi interni: legumi secchi (26%), frumento tenero e duro (41%), olii vegetali (52%). Viene da pensare che oltre al fatto che alcuni bambini non sappiano disegnare un pollo, la società si organizzi tra due poli: il paradiso artificiale in cui si trova tutto sempre e il deserto alimentare che circonderebbe le nostre città. Un deserto che rischia di essere tale non tanto per la capacità produttiva (che non manca), ma per la percezione culturale di un territorio che non sappiamo cosa può produrre, che rischia di divenire monocolturale, che addirittura rischia di essere abbandonato in quanto anche aziende agricole italiane iniziano a delocalizzare la produzione in paesi in cui terreni e manodopera costano meno. Un fenomeno, quest'ultimo, che sta interessando sempre più anche il biologico italiano che, nato dalla riscoperta della campagna e della sua cultura, rischia di venir risucchiato dalla competizione e dalle logiche di mercato nel vortice che porta ad accrescere le distanze tra i prodotti ed i consumatori. Il trend che allontana il campo dalla bocca, oltre che dai dati sopra esposti, è evidenziato anche dalla crescita regolare della distanza media percorsa da frutta e verdura per arrivare ai punti vendita che nel 2003 (ns. elaborazione) è stata di oltre 343 km! Uno dei fattori che favorisce questo meccanismo è sicuramente il modello distributivo che per le economie di scala si sta orientando sempre più verso la grande distribuzione (al ritmo del 4% annuo dei volumi di vendita) e in cui la strategia di vendita impone la necessità di creare il paradiso artificiale: in esso non mancano mai le varietà, ma non si accettano diversità. Anche l'Italia, pur con un sistema in cui ancora prevale la piccola vendita al dettaglio, rischia di avvicinarsi a grandi passi al del modello distributivo inglese in cui la vendita del cibo avviene ormai all'80% nella grande distribuzione (Reynolds, The Ecologist, UK, Aprile 2005, pag. 60) con conseguente scomparsa dei piccoli negozi di prodotti locali che svolgono anche un importante funzione di presidio e socializzazione sul territorio. Il buon senso ci fa intuire che ci deve essere qualcosa che non va in un sistema che porta all'abbandono delle campagne (e analogamente alla scomparsa del lavoro artigianale e manifatturiero) e se ragioniamo una po' sul perché si determina una situazione del genere ci si rende conto facilmente che una parte delle responsabilità è sicuramente nelle mani dei cittadini, dei consumatori, delle persone e del loro modo di fare la spesa. Tra i tanti cosiddetti diritti del consumatore dovremmo riappropriarci del diritto di scegliere, di non comprare ciò che non ha senso, di riportare nell'atto dell'acquisto il piacere della relazione umana e del rispetto della natura. Si può fare, si comincia a fare in Italia anche riscoprendo vecchi sani modi di fare la spesa...

giovedì 6 giugno 2013

eCOMMERCE UN VOLANO
PER LA RIPRESA DEL MADE IN ITALY

La previsione di crescita delle vendite dai siti italiani per tutto il 2013, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm–School of Management del Politecnico di Milano, si attesta intorno al 17%, per un fatturato stimato intorno ai 11,2 miliardi di euro. Fra i principali comparti sono in crescita rispetto al 2012: l’abbigliamento (27%), l’informatica (24%), l’alimentare (18%), il turismo (13%), le assicurazioni (12%), l’editoria (4%).
Da aprile 2012 ad oggi gli acquirenti online attivi sono aumentati di oltre il 50%, raggiungendo quota 13,6 milioni a fine aprile 2013 (fonte Human Highway-Netcomm), con un picco di 14 milioni di eShopper nel periodo natalizio. L’indagine Netcomm-ContactLab sui comportamenti d’acquisto dei consumatori ha analizzato le abitudini della popolazione di 5 Paesi Europei Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna, e mostrato che in Italia a fronte di quasi nove utenti su dieci (89%) che si informano online su prodotti e brand, solo tre su dieci (34%) acquistano online, mentre in UK l’infocommerce più frequentemente si tramuta in occasione di acquisto: nove inglesi su dieci tra gli utenti regolarmente connessi ad Internet acquistano online; in Spagna lo fa un utente su due.
Crescono del 50% rispetto all’aprile del 2012 gli utenti attivi online, con un picco di quasi 14 milioni di eShopper nel periodo natalizio. La grande propensione all’uso di smartphone fa crescere del 160% il valore del Mobile Commerce, raggiungendo la quota di 427 milioni di euro.
Questi sono solo alcuni dei dati salienti presentati nel corso dell’ottava edizione del Netcomm eCommerce Forum 2013, alla presenza di oltre 4.000 invitati, tra aziende, professionisti e giornalisti, “un’adesione che dimostra come l’eCommerce sia una grande opportunità per le nostre aziende, soprattutto nella difficile congiuntura economica


FOCUS SUL CONSUMATORE ONLINE : INDAGINE NETCOMM-CONTACTLAB
Nell’indagine svolta su un panel di 61mila utenti sulle abitudini degli utenti internet italiani nell’acquisto online, parte integrante dello European Digital Behaviour Study 2013, si sono analizzati i comportamenti digitali della popolazione di cinque paesi europei: Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna. Solo il 34% degli italiani che navigano online decidono di acquistare, contro il 90% di UK, l’87% in Germania, il 79% in Francia e uno su due in Spagna.
Da una parte è sicuramente sintomo di una forte potenzialità di crescita ancora tutta da esprimere rispetto agli altri Paesi oggetto dell’indagine: l’indagine ci rivela, infatti, anche che l’8% di chi non ha ancora acquistato online pensa di effettuare il primo acquisto nei prossimi 12 mesi; a questi utenti si aggiunge un ulteriore 50% di utenti disposti a comprare online, anche se non sanno ancora esattamente quando. Di più, va confermandosi un circolo virtuoso per cui chi già acquistava, non solo in Italia ma in tutti i Paesi oggetto dell’indagine, nell’ultimo anno lo ha fatto più spesso e con maggiore varietà. A ciò si aggiungono anche se in forma più contenuta le diffidenze nei confronti dei pagamenti online, come testimonia anche la caratteristica tutta italiana di preferire il pagamento tramite carta di credito prepagata (lo dichiara il 48% degli utenti intervistati).

La crescita degli acquisti on line nel settore alimentare, dimostra come le diffidenze nell’acquisto “al buio” vengono lentamente superate, anche grazie a sempre alla qualità di ciò che viene offerto e che, quindi, non lascia delusioni in chi si affaccia su questo nuovo metodo d’acquisto. Inoltre un efficiente customer care a cui rivolgersi in casi di disguidi, non fa rimpiangere il rapporto personale con il venditore sotto casa.

Il vantaggio di questo canale di vendita alternativo è evidente: anche le piccole aziende produttrici possono vendere i loro prodotti autonomamente e a lunga distanza, e il consumatore può ridurre il tempo dedicato alla spesa e lo stress che ne consegue (traffico, parcheggio, sacchetti, ecc)